INCHIUVATU BONUS BLOOD

 Il 2014 è stato un anno d’oro per i nostri progetti. Momento in cui Agghiastru e soci, decidendo di mettere ordine nella Mediterranean Scene, tirano fuori un bel po’ di bonus track. Che importanza ha per te l’ordine e il senso dell’operazione ‘bonus blood’?

L’ordine mi rilassa e ne avevo proprio bisogno. Terminati gli EP di Inchiuvatu, La Caruta, Maleficu, 3, Lava e Inquietu, ci accingiamo a metter su una quarta edizione della Compilation della Mediterranean Scene. Mi accorgo allora che, fuori dai vari dischetti, ci sono un bel po’ di canzoni, lasciate a loro tempo per qualche ragione, in un angolo.

 

Gli EP sono sempre abbondanti di minutaggio, ma evidentemente oggi ti apparivano non completi o cosa?

Sì, esatto. Non completi. Cioè, ormai siamo abituati a progettare EP di sei canzoni per una durata di circa mezz’ora, ed alcuni dischetti mancavano sia di tracce che di minutaggio. Ci siamo detti se conveniva metterle come inediti in qualche compilation o aggiungerle agli EP di origine. Per completezza dei singoli EP, è prevalsa questa seconda opzione.

 

Tralasciando le bonus track di altri progetti che approfondiremo sul sito della INCH Productions, vorrei che ci parlassi nel dettaglio di quelle di INCHIUVATU, e dunque dei relativi ‘video’. Swau, Vasa, Strurusa e 33.

Curiosa la storia di Swau. Eravamo a Catania nel 2013 per un concerto. Un nostro fan venuto fin lì da Trapani, Francesco, durante le chiacchiere post-show ci dice: “ma Swau  non l’avete fatta? Me l’aspettavo e mi sarebbe piaciuto tanto sentirla”. Lo guardo e mi chiedo "SWAU’? Di che cazzo parla questo…". Non ricordavo neanche di averla mai fatta una canzone simile. E infatti si trattava di una canzone vecchissima, e l’unica versione disponibile era quella live contenuta nel dischetto Venniri Santu del 1994. Dunque, vent’anni fa. Questo ragazzo attraversa l’Isola e mi chiede una canzone che non è neanche ufficialmente registrata in studio.

 

Be’, una bella soddisfazione, segno evidente di stima e conoscenza approfondita del repertorio di Inchiuvatu.

Sì, diciamo di sì. Io e Franco Astiu ci guardiamo basiti, ricordo che liquidai la cosa senza darle particolare importanza, ma più in là, quella Swau, mi cominciava a ronzare in testa. E ti spiego il perché.

Sai bene che sto cercando di dare al suono Inchiuvatu un certo dinamismo tribale. Un marcato umore primordiale. Elementi naturali e mitologici. Echi di Mediterraneo, nenie sciamaniche. Ma cazzo, SWAU è tutto questo e l’avevo già trovato nel 1994 ma purtroppo non me n’ero reso conto in favore di una maggior presenza di suonacci sintetici, batterie elettroniche e chitarre zanzarose. Mi rimetto ad ascoltare tutto Venniri Santu, e scopro quanto già il timbro tribale fosse presente allora nel DNA di INCHIUVATU. Dunque comincio a lavorare sulla base di questa vecchissima song aggiungendovi il bagaglio culturale che ho acquisito negli ultimi anni. Contemporaneamente stavo lavorando a Via Matris, e dunque è stato un attimo aggiungervi delle chitarre acustiche, una tromba e una viola. Il risultato è, a mio parere, straordinario. È notturno, sciamanico, evocativo e fottutamente Inchiuvatu.

 

Decisamente. Non posso che comprendere, attraverso l’ascolto di questo pezzo e il nuovo arrangiamento, di come l’evoluzione folk-roots sia arrivata a compimento, o sarebbe meglio dire a maturazione. Però sono passati vent’anni. Che distratto che sei… E l’inquietante video-disegno? Di che parla il testo?

Sì, sono proprio tardo. Ma è per questo che sostengo che certi progetti appartengono più ai fan che non a me. Lì comprendono meglio gli altri che non io mentre li compongo e realizzo. Ma veniamo alla storia di Swau. Il titolo è chiaramente fonetico e funzionale ad una cantilena evocativa da intonare attorno ad un fuoco. Le immagini che mi sono sempre venute in mente, ascoltando questo brano, sono proprio quelle di un monaco che scende per questa vallata chiamata la Piddirici. È un bosco tra il monte Kronio e ‘u Vagnu in quel di Sciacca. Questa figura, un eremita, scende a valle per confessare le anime perdute. Ammonisce, minaccia che, la contrarietà al Vangelo, è segno di peccato e che la punizione sarà il rogo, l’Inferno. Ti sarai accorto che ultimamente sto adottando l’immagine del teschio di Vitello, perché è proprio il simbolo pagano di contrapposizione alla nostra educazione cristiana. Dunque se rifiuti Dio, avrai il tuo vitello d’oro. Insomma, contrasti inquietanti e affascinanti. Ricorda un po’ la Santa Inquisizione, la caccia alle streghe… non so perché, ma per Swau (Pazzia) ho cercato di tradurre con questo tipo di disegni (in realtà miei e di Rosario), quel che vedevo nella mia mente.

 

Un altro video-disegno riguarda il brano Vasa, risalente al periodo dell’EP Ecce Homo. Che ci racconti in merito?

Molti di quei disegni affiorano al caffè. Ci manca poco che ci portiamo le matite colorate, ma è lì che affiorano le idee. Dunque, la canzone era stata abbozzata nel 2009, ma non finita. Ricordo a chi legge, che l’EP Ecce Homo è stato realizzato live in aperta campagna e, date le relative difficoltà di elaborazione, questa canzone rimase fuori. Ora è qui. Nell’EP mancava proprio, poiché, dal punto di vista narrativo  racconta della vita di Giuda. Il disegno divino vuole che Giuda venga scelto per passare alla Storia come il più vile degli uomini, salvo poi fatto santo ad opera compiuta. Ossia tradimento e impiccagione. M’incuriosiva l’idea che, a calare la corda del cappio, e porgerla al collo di Giuda fosse proprio l’Onnipotente, mentre la figura del Cristo viene completamente esclusa, poiché arrivata a noi per niente vendicativo. C’è un Giuda riflessivo, come del resto un po’ tutti i “miei” personaggi biblici. Tutti si chiedono il perché del loro ruolo e se, a volte, il loro sacrificio servirà a educare questo misero uomo che brancola nel peccato. Giuda e lì, accetta il suo destino, combatte contro i suoi demoni. Non lo fa per soldi, lo fa perché quello è il suo ruolo nel teatrino. È una condizione di consapevolezza inquietante, come del resto tutti i racconti del Vangelo. Trasformare un bacio, segno di profondo affetto, in segno di tradimento. Fantastico. Alla fine del video si vede Giuda che osserva la Croce da cui pende il cappio, sembra quasi che, nonostante fosse consapevole del proprio destino, lì, al tramonto, Giuda potrebbe anche rifiutarlo.

 

Effettivamente la figura di Giuda è parecchio affascinante, e anche il brano, ora, completa meglio un bel lavoro come quello di Ecce Homo. Ma veniamo a Strurusa. Il video è semplicemente uno scorrere della grafica dell’EP, ma il testo è molto profondo.

Nella track-list dell’EP di Strurusia del 1994, non erano presenti nomi delle tracce o testi. Tranne un brano, successivamente elaborato per il progetto Agghiastru, dal nome Scapisa. Un giorno Franco Astiu comincia a lavorare alla base di questa song nuova. Il risultato, a livello musicale, è interessantissimo. Il testo anche. Racconto di una delle tante vicende accadutemi da piccolo. Ovviamente la strurusa in questione è la vita. Un fratello di mia nonna aveva sposato una giovane donna di nome Teresa, poverissima, per noi tutti la za’ Tresa. Ricordo che da bambino andavamo a trovarli nel quartiere alto di San Michele, tra il campanaro della chiesa e le viuzze popolate da prostitute. Vivevano in una casa fatiscente. Al primo piano la camera da letto, nel piano terra la stalla col mulo che, all’occorrenza, riscaldava la casa. Ricordo che mi accoglieva con un largo sorriso offrendomi palline di zucchero. Lei era bianchissima, trasparente, uno scheletro bianco. Fuori una prostituta di nome Pippina ‘a foddi, invece, accoglieva un po’ tutti santiando, ossia bestemmiando. Pippina era guercia, e comprenderai che, per una che esercita quel mestiere è una bella sfiga. Poi c’era un’altra ragazza mezza scema che andava al pozzo a tirar su acqua con un canestro di canne intrecciato, e tutti a riderle dietro. Il marito della za’ Tresa sospirava sempre, e mio padre mi diceva “cu suspira unn’è cuntenti e cu santìa unn’avi rinari” (chi sospira non è contento e chi bestemmia non ha denaro), un detto popolare. Da quale lato osservi la vita, lei, strurusa (che tradotto starebbe per capricciosa e tendente al malvagio) finisce sempre per scontentare qualcuno. E difatti, nella miseria, i due Piddu e Tresa, non riuscivano ad avere figli. Io osservavo il contesto non riuscendo a cogliere pienamente il disegno divino, anche qui sufficientemente astruso. Ma nel mentre il tempo passava. Tresa sembrava sempre più scomparire e invecchiare, ma Piddu, con fatica, prestiti e umilianti suppliche, riesce a iniziare la ristrutturazione della casa. Arriva a sorpresa un lieto evento. La notizia ricordo fece un gran clamore tra i parenti, e anche se in età ormai avanzata, oltre alla casa ristrutturata Tresa riuscì ad essere gravida. Capirai che definire il destino, alla fin fine benigno era cosa fatta, ma purtroppo non fu così. La coppia dunque, per il tempo che occorreva per avere la casa nuova completata si trasferì in campagna. Lì, Tresa, una notte sognò che avrebbe perso il bambino, e così fu. Piddu morì di crepacuore, Tresa poco dopo esanime. La casa fu pronta nei giorni appena successivi alla loro morte ma nessuno, genitori e figli, se la potè godere. Noi, la casa, l'andammo a vedere da fuori. C’era Pippina ‘a foddi sempre seduta sulla stessa sedia ad aspettar clienti. La mezza scema e il cesto vuoto di acqua. Qualcuno si sentiva bestemmiare poco più in là. La vita andava avanti come se niente fosse, e sulla porta della casa nuova un modesto nastrino nero in segno di lutto.

M’impressionò molto questo episodio di sfiga totale, di destino avverso. La vita, a volte, è veramente strurusa. Ad un passo dal lieto fine, tutto diventa tragedia che cancella ogni traccia, anche della stessa miseria.

 

Davvero un bel racconto, e credo che la malinconia del valzer di Strurusa sia perfetto per accoglierlo. Ringraziamo Franco Astiu per averti “tirato” fuori questo piccolo gioiello. Ma andiamo alla conclusiva 33, che non altro che una versione semi-acustica dell’omonimo brano.

Sono molto legato a questo brano. Sia perché l’ho scritto nel mio trentatreesimo anno di età, sia per il testo, ancor più malincono di quelli scritti in precedenza. Sto proprio invecchiando mi sa. Dunque, il brano, come dicevi tu, è semi acustico. Questo perché, da un po’ di anni, è mia intenzione fare degli show di Inchiuvatu partendo da delle versioni acustiche non necessariamente nate al piano. Una sera, sempre con Franco, ci siamo messi per gioco a suonarle un po’ tutte, e 33 ci colpì per il suo andamento quasi blues. Trovandoci nel suo studio la registrammo immediatamente. Ne esiste una versione più estesa che vedrò di pubblicare più avanti da qualche parte. 

Queste nuove, o vecchie versioni, sono incluse nei rispettivi EP ma anche nella Mediterranean Scene Bonus Blood 2014, dischetto che, oltre ai brani di Inchiuvatu, raccoglie anche quelli di 3, La Caruta di li Dei, Inquietu, Addraunara.

marco INCH Productions staff

 

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